MAURIZIO DE ROSA

Maurizio de Rosa nasce a Montemurro nel 1779 dal dr. Giuseppe Maria e Patrizia Ragona. Ultimo di quattro fratelli, pur discendendo da una nobile famiglia tra le più insigni del paese (il padre è stato infatti Governatore di Ferrandina, località in provincia di Matera) sente che quell’atavico mondo monarchico e conservatore non gli appartiene. Sin da giovane sviluppa un’indole rivoluzionaria che lo porta ad accostarsi ai nuovi orientamenti politico-sociali che stanno facendosi largo in Europa. Sono le idee liberali della Rivoluzione Francese che hanno fatto breccia nelle menti di tanti giovani, anche italiani, da ora in avanti decisi a costruire una società più equa e moderna. Mosso da questi ideali Maurizio risponde alla chiamata di arruolamento volontario lanciata dal francese Gioacchino Murat (dal 1808 re di Napoli) per la Campagna di Russia del 1812 a seguito di Napoleone Bonaparte. Entra a far parte del reggimento dei Veliti a cavallo ed è uno dei 42 cavalieri provenienti dalla Basilicata. Il generale Murat è a capo della Cavalleria della Grande Armata e De Rosa di conseguenza prende ordini direttamente da lui. Con il grado di capitano combatte nella battaglia per la conquista di Mosca che viene facilmente occupata essendo stata abbandonata dagli abitanti. Successivamente si stanzia con tutta la cavalleria a Vinkovo, nei pressi della capitale. È da qui che il 16 settembre vedono l’incendio. Mosca brucia per mano di alcuni cittadini mettendo in atto la controffensiva finalizzata a indebolire gli invasori che senza alloggi e, come conseguenza della volontaria distruzione dei raccolti, senza viveri difficilmente avrebbero potuto affrontare il terribile inverno russo. La ritirata dell’armata decisa da Napoleone nell’ottobre successivo è dunque una decisione inevitabile. A proteggere l’Imperatore in questa marcia è lo Squadrone Sacro composto da soli ufficiali di cui De Rosa fa parte. Tra il 26 e il 29 novembre partecipa alla tremenda battaglia della Beresina (fiume bielorusso) sulla cui riva orientale presso Studjenka i Russi hanno accerchiato i resti della Grande Armata che riesce tuttavia ad evitare il disfacimento superando il fiume grazie al sacrificio quasi totale dei Genieri impegnati notte e giorno alla costruzione dei ponti nelle acque gelide. Per il comportamento tenuto in quella battaglia Maurizio De Rosa è decorato con la “Legion d’Honneur” il più alto riconoscimento per atti di valore nell’esercito napoleonico. Su questa medaglia vi è inciso, oltre alla motivazione, “Aux miens compagnos de gloire. Napoleon”.
È marzo 1815 e De Rosa, tornato a Montemurro, è di nuovo sul suo cavallo con l’intenzione di partire per Parigi poiché Napoleone, tornato dall’esilio dell’isola d’Elba, ha chiamato a raccolta i suoi soldati per un’altra, e per l’Imperatore ultima, campagna militare. Una volontà interrotta però questa volta dalla moglie Teresa de Robertis che, fermandolo alla fine del paese con in braccio il loro figlio appena nato lo riporta alle sue responsabilità familiari. Lo convince a non partire e insieme tornano a casa.
Sulla facciata della sua casa di piazza Santa Maria (ora piazza IV Novembre) dove visse fino al 1840, è da tempo affissa una lapide di marmo con inciso: “Qui visse Maurizio De Rosa capitano dei Veliti in Russia con Napoleone. Legion d’Onore sulla Beresina”. Il nome del figlio Giuseppe invece compare scritto su un’altra lapide apposta sulla facciata di palazzo Marra, sempre a Montemurro. È tra i 14 componenti del Comitato insurrezionale che guidati da Giacinto Albini cospirarono contro la monarchia borbonica a favore dell’Unità d’Italia.